Idee di slow travel nel mondo, tra hotel di charme, treni panoramici ed esperienze da sogno
Certi viaggi li sogni per anni senza nemmeno accorgertene. Restano lì, in un angolo della mente, a volte per un motivo preciso, altre volte per una fotografia vista anni prima, per una storia letta in un libro o per un’immagine che continua a tornare senza sapere bene perché. Aspettano semplicemente il momento giusto, la versione giusta di te.
Questa è The List, la mia lista personale di luoghi, soggiorni ed esperienze che non ho ancora vissuto ma che spero, un giorno, di spuntare uno a uno. La mia bucket list di esperienze di viaggio da fare almeno una volta nella vita. Più che un elenco di posti, è una raccolta di momenti ed emozioni che sogno di vivere.
Sono tutte molto diverse tra loro, ma hanno qualcosa in comune: mi fanno provare quella sensazione rarissima che nasce quando un luogo sembra avere un’anima propria. Forse deriva anche da come sono cresciuta.
Ho passato l’infanzia e l’adolescenza cambiando Paese continuamente e, ogni volta che ci trasferivamo, la nostra casa si riempiva di oggetti raccolti lungo il cammino. Ceramiche ungheresi, tappeti persiani, vassoi d’argento di Istanbul, tavoli antichi che avevano visto la Rivoluzione americana, mobili antichi e piccoli pezzi di mondi lasciati altrove.
Da bambina li vedevo semplicemente come parte dell’arredamento. Crescendo ho capito che erano soprattutto storie. Mi hanno insegnato che alcuni luoghi lasciano un segno più profondo di altri. Che esistono posti capaci di attraversare il tempo, di custodire tradizioni, di raccontare qualcosa che va oltre la loro bellezza.
Forse è proprio questo che cerco quando viaggio. Non il lusso fine a sé stesso, ma luoghi con carattere, identità e senso del posto. Hotel costruiti attorno a una storia. Treni che trasformano il viaggio nella destinazione. Tavole che raccontano una cultura. Paesaggi che cambiano il modo in cui percepisci il tempo.
Se ami lo slow travel di lusso, il design, il cibo, la natura e quei viaggi che riescono a restarti dentro molto dopo il ritorno a casa, allora The List è anche per te.
Non te la racconterò tutta insieme. La racconterò poco alla volta, esperienza dopo esperienza, e quando arriverà il momento di spuntarne una, ti porterò con me. Dopotutto, le cose più belle raramente accadono tutte in una volta.
1. Attraversare l’Italia a bordo del La Dolce Vita Orient Express
📍 Italia: dalle Dolomiti alla Sicilia, a seconda dell’itinerario
I treni hanno qualcosa che mi affascina: il ritmo, i finestrini, un Paese intero che ti scorre accanto piano, come un film girato apposta per te. Ma questo non è un treno qualunque. È una dichiarazione d’amore all’eleganza italiana, all’età d’oro del viaggio, all’idea che conti come arrivi tanto quanto dove arrivi.
Il La Dolce Vita Orient Express vuole essere senza tempo, e lo è. Per questo lo amo.
Gli interni si rifanno ai maestri del design anni Sessanta, Giò Ponti, Nanda Vigo, Gae Aulenti: toni gioiello, ottone, legni laccati. In tutto trenta cabine, diciotto suite e dodici deluxe che al tramonto si trasformano da salotto in camera da letto. Una scena di metamorfosi, un silenzio da grande schermo. Mangi, bevi vino, guardi fuori, e intanto l’Italia, semplicemente, accade.
Ci sono otto itinerari, ognuno attraversa una regione diversa, dalla campagna toscana alle coste assolate della Sicilia. Alcune tratte durano due giorni, altre tre, e tutte sono costruite per restituire lo spirito della dolce vita, con escursioni curate fuori dal treno, menù firmati Heinz Beck e un servizio che non sembra servizio, sembra solo la cosa giusta.
Mi ci vedo già: foulard di seta e occhiali da sole, la colazione mentre i vigneti scivolano via dal finestrino, il pianoforte nella carrozza lounge e qualcosa di dorato e frizzante nel bicchiere. Il treno diventa la destinazione, il movimento diventa l’esperienza.
Ed è per questo che è su The List: perché non ti porta in Italia, ti porta dentro una sensazione. Ti rallenta e ti ci avvolge.
Cos’è: un treno di lusso in Italia firmato Orient Express
Cabine: 18 suite + 12 deluxe
Itinerari: 8 tratte, da Venezia a Palermo
Durata: 2-3 giorni
Cucina: a cura di Heinz Beck (3 stelle Michelin)
Stile: design italiano anni Sessanta, legni laccati, ottone, velluto, terrazzo
Incluso: pensione completa, intrattenimento a bordo, transfer da e per la stazione
Opzionale: escursioni fuori dal treno (degustazioni, visite private)
Perché è speciale: il treno è la destinazione


2. Navigare il Nilo su una dahabiya tradizionale
📍 Egitto: tra Luxor e Aswan, nel sud del Paese
Alle elementari, a Houston, negli anni in cui la mia famiglia viveva in Texas, l’Antico Egitto era praticamente un’ossessione. Studiavamo Tutankhamon, Cleopatra, le tombe, le piramidi, gli dèi e, naturalmente, il Nilo. Ricordo ancora mia sorella in una recita scolastica nei panni di Cleopatra: i bambini indossavano tuniche bianche, sfoggiavano cartigli dipinti a mano e si ricoprivano di bigiotteria dorata come se fosse il Met Gala delle terze elementari.
Ma quello che mi è rimasto non sono i costumi né i cartelloni, è l’immagine del Nilo. L’idea di un fiume che dava vita a tutto ciò che lo circondava, che non attraversava soltanto un Paese ma ne determinava il destino, e l’immagine dei faraoni che lo percorrevano lentamente, con eleganza, quasi in silenzio, come se il tempo seguisse regole diverse.
Quell’immagine non mi ha più lasciata, ed è esattamente per questo che è su The List.
La maggior parte delle persone visita il Nilo a bordo di enormi hotel galleggianti, spuntando templi come una lista della spesa. Io voglio qualcosa di più lento, più silenzioso, più da film. Più Egitto.
È quello che offre Nour El Nil: una dahabiya, la barca a vela tradizionale dallo scafo basso e dalle grandi vele bianche. Dodici, venti ospiti al massimo, personale che parla a voce bassa, guide del posto. Niente fretta, niente annunci agli altoparlanti, niente folla.
Dormi in cabine piene di carattere, lontane dall’opulenza esagerata, solo design pensato e senso del luogo. Mangi cucina regionale preparata fresca a bordo, bevi tè all’ibisco mentre la brezza muove le tende di lino, leggi sul ponte mentre il paesaggio scorre al rallentatore. Non è solo lusso, è meditazione.
La barca è piccola, e questo cambia tutto: attracca dove le grandi navi non arrivano. Villaggi minuscoli, rovine silenziose, angoli del Nilo che quasi nessuno vede. Ti guidano egittologi privati, ti accoglie la gente del posto, ti porta il ritmo del fiume e non una tabella di marcia.
Me lo immagino già: il tramonto che accende l’acqua, il suono della barca che la taglia, un bicchiere in mano e niente da fare se non sentirmi presente. Per me il lusso è questo.
È una delle esperienze a cui tengo di più su tutta la bucket list, perché qui non visiti l’Egitto, ci entri su invito. Piano, a fondo, con grazia.
Cos’è: una crociera boutique a vela sul Nilo, su dahabiya tradizionale
Ospiti: da 12 a 20
Esperienza: slow travel tra templi, villaggi e paesaggi poco battuti
Cabine: charme e dettagli artigianali, design tradizionale
Cucina: piatti regionali freschi a bordo
Incluso: egittologi privati, escursioni locali, pensione completa
Stile: eleganza essenziale, radici culturali profonde
Durata: 5-6 notti
Perché è speciale: intima e cinematografica, come entrare in un sogno antico
Il Nilo su una dahabiya l’ho finalmente vissuto: ora è Checked off The List. Qui la mia recensione completa.



3. Svegliarsi nel cuore della foresta pluviale di Langkawi, al The Datai
📍 Malesia: sulla punta nord-occidentale dell’isola di Langkawi
Questa è speciale, e non solo per l’hotel ma per tutto quello che ci sta intorno.
Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di esplorare la Malesia a fondo. I miei genitori ci hanno vissuto, e questo vuol dire che ho visto molto più delle cartoline: ho camminato tra le piantagioni di tè delle Cameron Highlands, sono rimasta a bocca aperta sotto gli alberi millenari del Mulu National Park, ho fatto snorkeling al largo del Sabah, ho girato Kuala Lumpur al tramonto. Ma quello che mi resta addosso, ogni volta, è la natura.
La natura malese è di un altro pianeta, selvaggia e stratificata e sinfonica. Le foreste pluviali sembrano vive: le senti respirare, cantare, sussurrare cose antiche. E nessun posto restituisce quella sensazione meglio del The Datai Langkawi.
Langkawi non è l’isola dei mari più cristallini della Malesia, per quelli andresti alle Perhentian o a Redang. Ma ha qualcosa di più raro: un’atmosfera. Un’isola fasciata di giungla dove mare e foresta si toccano, e in mezzo a tutto questo c’è il The Datai, come un segreto che racconti solo a chi può capirlo.
Non è un hotel, è un ecosistema intero. Un resort di lusso intrecciato dentro la foresta pluviale, con ville e suite che sembrano cresciute lì insieme agli alberi. Ti svegli con il richiamo dei buceri e ti addormenti con le cicale e il vento tra le chiome. E per quanto sia lussuoso, e lo è da morire, non sembra mai fuori posto: tutto è costruito con uno scopo, dall’architettura malese tradizionale ai dettagli fatti a mano in ogni stanza.
Hai accesso a Datai Bay, una delle spiagge più intatte di Langkawi, giungla alle spalle e Mare delle Andamane davanti. Ma quello che amo di più è il modo in cui il The Datai ti invita a vivere la terra: passeggiate naturalistiche con i naturalisti residenti, visite a un orto in permacultura lì vicino, esperienze in mare, perfino progetti di sostenibilità come il monitoraggio della fauna e la tutela dei coralli. Non è lusso fine a se stesso, è una celebrazione del luogo.
Per me è l’esperienza perfetta da The List: un posto che mette insieme natura, design e cultura, e che ti fa sentire piccola nel modo più bello, come un’esploratrice dentro un mondo che esisteva molto prima di lei e che resterà molto dopo.
Cos’è: un resort di lusso nascosto nell’antica foresta pluviale di Langkawi
Posizione: Langkawi nord-occidentale, affacciato su Datai Bay
Camere: ville nella foresta e sulla spiaggia, fuse nella natura
Spiaggia: accesso privato a Datai Bay, una delle più belle dell’isola
Esperienze: passeggiate naturalistiche, orto in permacultura, monitoraggio della fauna, tutela dei coralli
Design: tradizione malese e lusso eco-consapevole
Cucina: più ristoranti, tra cui malese, thailandese e fine dining
Perché è speciale: ti connette a fondo con la terra, senza rinunciare all’alta gamma
Quest’anno al The Datai ci sono finalmente stata: spuntato da The List. Qui la mia recensione completa del Datai Langkawi.


4. Esplorare le Highlands scozzesi dormendo in due castelli storici
📍 Scozia: due zone delle Highlands, l’ovest vicino a Fort William e l’est in Speyside, la terra del whisky
Non capisco chi dice di non amare l’autunno. Se hai mai vissuto il posto giusto nella stagione giusta sai quanto tutto cambi: il contesto è tutto. E per me l’autunno nelle Highlands scozzesi è pura magia.
Il cielo cambia colore, l’aria si fa più velata, la luce si ammorbidisce. È la stagione del camino che scoppietta e dei cappotti di lana, del whisky bevuto mentre fuori il vento ulula. E in Scozia, dove i paesaggi sono grezzi e poetici insieme, l’autunno sembra fatto apposta per essere vissuto piano.
Ma non sono solo le Highlands a chiamarmi, è il modo in cui me le immagino.
I castelli, per cominciare. C’è qualcosa di profondamente romantico nel dormire in una dimora storica, di quelle che si tengono ancora stretto il loro passato, dove sfiori i muri di pietra con le dita e ti siedi sotto lampadari che hanno illuminato mille storie prima della tua. Aggiungici una cucina che unisce la tradizione scozzese a una presentazione impeccabile, e mi hai conquistata.
Sogno di passare prima qualche giorno nelle Highlands occidentali, a Fort William, all’Inverlochy Castle, incastonato tra laghi e montagne. L’atmosfera è da film ma ti tiene coi piedi per terra: passeggiate, gite a cavallo, picnic in riva al loch, magari una barca a remi nella nebbia. Poi prenderei la strada panoramica verso est, fino allo Speyside, per il The Rothes Glen, una tenuta-castello privata con sole otto suite. Storia, riservatezza, immersione.
Lì andrei a vedere distillerie leggendarie come The Macallan (sì, quello che beve Charles Widmore in Lost), visiterei i castelli e, semplicemente, rallenterei. Magari leggendo davanti al fuoco, magari senza fare assolutamente niente, quel niente che sa di tutto.
È il tipo di momento da bucket list che non ha niente a che vedere con lo spuntare caselle: ha a che vedere con il vivere una sensazione. E la Scozia, misteriosa, ombrosa e piena di cuore, ha tutti gli ingredienti giusti.
Cos’è: un’esperienza in due castelli, tra Highlands occidentali e orientali
Soggiorni: Inverlochy Castle (Fort William) e Rothes Glen (Speyside)
Stile: grandi tenute storiche, fine dining e suite di lusso
Attività: passeggiate, barca a remi, picnic selvatici, distillerie, tour dei castelli
Periodo migliore: inizio autunno, per nebbie, camini accesi e stagione del whisky
Cucina: piatti scozzesi elevati, ingredienti di stagione
Perché è speciale: un’immersione cinematografica negli angoli più ombrosi e magici della Scozia



5. Mattine sugli sci e pomeriggi alla spa all’Hotel Tyrol, sulle Dolomiti
📍 Italia: Selva di Val Gardena, sulle Dolomiti
Lo ricordo ancora come la scena di un film.
Da bambina, durante le settimane bianche a Corvara, mi addormentavo guardando il lucernario sopra il letto e sperando che durante la notte iniziasse a nevicare. A volte mi svegliavo nel silenzio e correvo subito a guardare fuori. Se aveva nevicato, il mondo era cambiato. Le montagne, gli alberi, i tetti, tutto sembrava scomparire lentamente sotto uno strato di bianco. Era come aprire gli occhi dentro una favola.
Mi alzavo prestissimo, non perché fossi particolarmente diligente, ma perché non vedevo l’ora di scendere a colazione. Ricordo i salumi, i formaggi di malga, il profumo del pane appena sfornato che ti accoglieva appena entravi nella sala. Fuori c’era il freddo pungente dell’inverno di montagna, dentro c’era quel calore che ti faceva venir voglia di restare a tavola ancora qualche minuto.
E dopo una giornata intera sugli sci, io e i miei fratelli avevamo un rito tutto nostro. Ci sedevamo al bar dell’hotel e ordinavamo cappuccino e toast. Non esattamente la merenda più ortodossa per degli italiani, ma vivevamo all’estero e per noi era diventata una tradizione. Ricordo ancora le guance rosse dal freddo, i capelli schiacciati dal casco, la stanchezza nelle gambe e quella sensazione bellissima di aver passato l’intera giornata all’aria aperta.
Non tornerei in quell’hotel. Appartiene a un periodo preciso della mia vita e credo che certi ricordi siano perfetti proprio perché restano dove sono. Ma adesso mi ritrovo a volere di nuovo quella sensazione, in un modo diverso, una versione dell’inverno un po’ più adulta ma ancora piena di calore. E l’Hotel Tyrol di Selva di Val Gardena mi sembra il posto giusto per ritrovarla.
Le Dolomiti sono un mondo a parte, grezze e maestose e morbide tutte insieme. Sono un’atmosfera intera: cime frastagliate, pinete, vallate spolverate di neve che sembrano una fiaba. Ma quello che rende questa zona ancora più speciale è quanto sa di ospitalità, nel legno, nel cibo, nel modo in cui ti accoglie.
L’Hotel Tyrol è a conduzione familiare, e la famiglia ci vive davvero: questo cambia tutto. Non è un resort patinato e staccato dal paesaggio, è un posto che lo respira. Il design è senza tempo, legni chiari, texture morbide, grandi vetrate che ti fanno assorbire le cime. C’è una spa vera, due ristoranti di cui uno stellato Michelin, e un’aria che ti fa venire voglia di restare dentro, rannicchiarti e cancellare ogni altro programma.
Sogno di tornare sulle Dolomiti adesso, da adulta: sciare di giorno, rientrare davanti a un piatto di canederli, mollarmi in spa e poi raggomitolarmi con un bicchiere in mano. Non più la bambina con toast e cappuccino, ma in cerca della stessa identica cosa: calore, meraviglia e un posto in prima fila su qualcosa di spettacolare. Ecco perché è su The List.
Cos’è: un rifugio alpino di lusso a conduzione familiare sulle Dolomiti
Posizione: Selva di Val Gardena
Stile: eleganza alpina, legni chiari, texture accoglienti, tradizione
Spa: centro benessere completo con piscina interna e viste panoramiche
Cucina: due ristoranti, uno stellato Michelin, entrambi radicati nella cucina locale
Inverno: sci di alto livello, ciaspolate, riti dell’après-ski
Periodo migliore: inverno per la neve, estate per trekking e laghi alpini
Perché è speciale: personale, nostalgico e indulgente al punto giusto



6. Scivolare in un sogno a occhi aperti a Dar Ahlam, nel deserto marocchino
📍 Marocco: nell’oasi di palme di Skoura, ai margini del Sahara
Passo buona parte della mia vita a organizzare cose. Anche quando parto, sono sempre quella che decide dove andare, cosa vedere e dove alloggiare. Forse è per questo che Dar Ahlam mi affascina così tanto.
Perché qui succede l’esatto contrario.
Non arrivi con un programma. Non scegli dove pranzerai o dove cenerai. Non sai nemmeno davvero come sarà la giornata successiva. Ti lasci semplicemente trasportare, e il viaggio prende forma poco alla volta.
Nell’oasi di Skoura, all’interno di una kasbah dell’Ottocento restaurata e circondata da palmeti, Dar Ahlam non sembra tanto un hotel quanto un luogo in cui rallentare fino a perdere la cognizione del tempo. Le mura di terra battuta trattengono il fresco del mattino, le montagne dell’Atlante si stagliano all’orizzonte e tutto sembra muoversi secondo un ritmo diverso da quello del resto del mondo.
Quello che mi attira di più è che non ci sono menù, né orari stampati, né decisioni da prendere. Non scegli dove mangerai, lo scopri e basta. Una mattina la colazione compare sotto gli ulivi in un cortile nascosto, un giorno il pranzo è apparecchiato in un campo di rose con il profumo dei petali nell’aria, la sera può sorprenderti in un canyon illuminato dalle lanterne, sotto un cielo pieno di stelle.
Le cose accadono con una naturalezza che oggi sembra quasi rara.
Le suite sono solo quattordici e ciascuna ha una personalità diversa. Ci sono camini accesi nelle sere più fresche, tessuti realizzati dagli artigiani della zona, luce soffusa che accarezza le pareti di terra. Tutto sembra appartenere a questo luogo e raccontarne la storia.
Le giornate seguono il ritmo del paesaggio. Puoi perderti nella Valle delle Rose con il profumo che ti resta addosso per ore, attraversare il deserto al tramonto osservando i colori cambiare dall’oro all’ambra, oppure spingerti fino al Sahara per trascorrere una notte nel campo privato della proprietà, circondata da un silenzio che oggi è diventato quasi un privilegio.
Quello che mi colpisce, ancora prima di esserci stata, è l’idea di un posto dove nessuno ti chiede di guardare l’orologio, controllare un programma o decidere cosa fare dopo. Un posto dove le giornate si susseguono lentamente e dove l’unica vera occupazione sembra essere osservare, respirare e lasciarsi sorprendere.
Ecco perché Dar Ahlam è su The List. Non tanto per la bellezza della kasbah o per la posizione nel deserto, quanto per la promessa di qualcosa che oggi sembra sempre più raro: il privilegio di rallentare davvero e lasciarsi trasportare dal viaggio.
Cos’è: un soggiorno slow-luxury dentro una kasbah dell’Ottocento restaurata
Posizione: oasi di Skoura, Marocco del sud, vicino al Sahara e all’Atlante
Suite: 14 suite individuali, design tradizionale marocchino
Esperienze: pasti a sorpresa, Valle delle Rose, cammelli al tramonto, notte nel campo privato nel Sahara, escursioni sull’Atlante
Stile: eleganza marocchina radicata, terrosa, fatta di storia e silenzio
Perché è speciale: lasci andare il bisogno di pianificare e la giornata si compone da sola intorno a te



7. Lasciarsi portare lungo il Rio delle Amazzoni come un osservatore silenzioso, con Delfin Amazon Cruises
📍 Perù: nel cuore della Riserva Nazionale Pacaya Samiria
Da bambina guardavo i documentari sulla natura e mi chiedevo cosa si provasse ad attraversare lo schermo, a stare dentro quei momenti invece di guardarli da fuori. L’Amazzonia mi è sempre sembrata un universo a parte, non una foresta ma un mondo vivo, con regole, ritmi e segreti tutti suoi.
Un posto dove la vita è continua ma silenziosa, selvaggia ma voluta, misteriosa ma viva fino in fondo.
È esattamente quello che trasmette Delfin Amazon Cruises, la versione adulta di quella meraviglia da bambina. Solo che stavolta non la guardi soltanto, ci sei dentro.
Le imbarcazioni, Delfin I, II e III, sono piccole e intime, da quattro, quattordici o ventidue suite a seconda della nave. Abbastanza per sentirti accudita, poche abbastanza per sentirti ancora un segreto. Ti portano nel profondo della Riserva Nazionale Pacaya Samiria, la “Giungla degli Specchi”, dove l’acqua riflette il cielo così bene che sembra di galleggiare tra due mondi.
Qui le giornate iniziano presto, piano, prima che la giungla si svegli del tutto. Magari scivoli accanto alle chiome in cerca di bradipi tra i rami, o avvisti i rari delfini rosa di fiume che rompono la superficie accanto a te. Ti muovi con attenzione, di proposito, non per farti notare ma per testimoniare.
L’Amazzonia cambia in continuazione con le stagioni. Nei mesi di acque alte le foreste si allagano e fai kayak dentro ecosistemi sommersi, le scimmie che si dondolano tra i rami appena sopra i tuoi occhi. Nei mesi di acque basse spuntano i banchi di sabbia e puoi provare la pesca dei piranha o esplorare rive piene di uccelli che nidificano.
Certi pomeriggi li passi con le comunità del fiume, che vivono al ritmo del fiume stesso. Certe notti esci sull’acqua scura sotto le stelle, guidata dai fasci delle torce che cercano caimani e creature notturne che di giorno non noteresti mai.
E anche quando rientri a bordo la giungla non ti lascia: le vetrate dal pavimento al soffitto te la tengono vicina, i ponti aperti ti lasciano respirare con lei, i pasti sono costruiti intorno a ingredienti amazzonici, pesce di fiume, frutti regionali, erbe locali, così che anche mangiare diventa paesaggio.
C’è un momento, ogni sera, in cui il sole sprofonda dietro gli alberi e il suono della foresta si alza, un coro a strati di richiami che non riesci a definire. Te ne stai sul ponte alto, bicchiere in mano, e capisci che sei dentro qualcosa che una volta potevi solo guardare.
Ecco perché è su The List: perché riprende quella meraviglia rara che avevamo da bambini e ce la ridà in una forma che possiamo davvero vivere. È diventare l’ospite silenziosa di un mondo più grande, più antico e più vivo di noi, e lasciarsi portare, con gli occhi aperti, presente fino in fondo.
Cos’è: una crociera fluviale di lusso in una delle riserve più ricche di biodiversità dell’Amazzonia
Posizione: Riserva Nazionale Pacaya Samiria, Perù nord-orientale
Durata: di solito 3, 4 o 7 notti
Suite: Delfin I (4 suite extra-large), Delfin II (14 suite), Delfin III (22 suite), tutte con viste panoramiche e design ricercato
Esperienze: avvistamento fauna, delfini rosa di fiume, kayak nelle foreste allagate, pesca dei piranha, safari notturni, comunità del fiume, camminate nella canopy (su alcuni itinerari)
Design e stile: legno naturale, vetrate integrali, comfort boutique ispirato al fiume e alla foresta
Perché è speciale: è come entrare dentro i documentari con cui sei cresciuta



8. Entrare nel patrimonio silenzioso della Champagne a Domaine Les Crayères
📍 Francia: Reims, nel cuore della Champagne
C’è una regione della Francia che quasi tutti conoscono, anche senza averla mai visitata.
Per molti è semplicemente il nome scritto su una bottiglia, ma la Champagne è molto più di questo. È un territorio che ha trasformato un prodotto locale in un simbolo riconosciuto in tutto il mondo. È il risultato di secoli di esperienza, di tradizioni tramandate da generazioni e di un’attenzione quasi ossessiva per i dettagli.
Forse è proprio questo che mi affascina della Champagne.
Mi hanno sempre attirata i luoghi dove il patrimonio culturale non è qualcosa da osservare dietro una teca, ma qualcosa che continua a vivere nella quotidianità. Luoghi in cui il sapere viene tramandato, perfezionato e custodito con orgoglio. La Champagne è uno di quei posti. Non racconta soltanto la storia di un vino, ma quella di una regione intera che ha costruito la propria identità attorno a un mestiere.
E se c’è un luogo che mi sembra perfetto per scoprirla, è Domaine Les Crayères.
Nel cuore di Reims, circondato da sette ettari di parco, questo château Belle Époque ha un’eleganza che non ha bisogno di farsi notare. La facciata armoniosa, i giardini perfettamente curati e l’atmosfera silenziosa raccontano una Francia che sembra appartenere a un’altra epoca, ma che qui continua a vivere con naturalezza.
All’interno ci sono appena venti camere, arredate con mobili d’epoca, tessuti raffinati e dettagli classici che sembrano essere sempre stati lì. Nulla appare costruito per stupire. Tutto dà l’impressione di essere stato conservato, tramandato e custodito nel tempo.
Ma una delle cose che rende speciale questo indirizzo è ciò che lo circonda.
A pochi minuti si trovano alcune delle maison più celebri della Champagne, come Veuve Clicquot, Pommery e Ruinart. Luoghi che non hanno semplicemente prodotto champagne, ma hanno contribuito a definirne la storia e la reputazione nel mondo.
Mi immagino giornate trascorse tra le cantine di gesso dove milioni di bottiglie maturano lentamente nel silenzio, degustazioni guidate da persone che dedicano la vita a questo mestiere e conversazioni sul terroir che qui viene raccontato con la stessa passione con cui altrove si parla di arte o di storia. Mi immagino una mattina d’autunno tra i vigneti, la nebbia che si alza lentamente dai filari e una degustazione che dura più del previsto perché ogni bottiglia porta con sé una storia.
E poi c’è Reims stessa, con la sua magnifica cattedrale gotica, dove per secoli sono stati incoronati i re di Francia. È uno di quei luoghi in cui la storia sembra sovrapporsi continuamente al presente.
Naturalmente c’è anche la cucina.
Domaine Les Crayères ospita due ristoranti, tra cui il bistellato Michelin guidato dallo chef Christophe Moret. La sua cucina interpreta la tradizione francese con precisione e sensibilità, mentre la carta degli champagne è considerata una delle più straordinarie della regione.
Quello che mi piace di più di questo posto, però, è che nulla sembra studiato per impressionare. L’eleganza è autentica, la storia è presente ma mai ingombrante, e ogni esperienza sembra nascere dal desiderio di raccontare il territorio piuttosto che metterlo in scena.
Ecco perché Domaine Les Crayères è su The List. Perché non rappresenta soltanto un soggiorno in uno degli hotel più belli della Champagne, ma un modo per entrare in contatto con l’anima di una delle regioni più iconiche di Francia.
Cos’è: uno château Belle Époque per un soggiorno dentro il patrimonio della Champagne
Posizione: Reims, Champagne, Francia nord-orientale
Camere: 20 suite dal design classico sui giardini storici
Cucina: una brasserie stagionale e un due stelle Michelin dello chef Christophe Moret
Champagne: a pochi passi da maison come Veuve Clicquot, Pommery e Ruinart, con accesso curato sia alle grandi case sia ai domaine familiari
Esperienze: cantine storiche, vigneti, degustazioni sul terroir, Cattedrale di Reims
Perché è speciale: ti fa vivere la Champagne in una cornice all’altezza del suo lascito



9. Attraversare la campagna inglese a bordo del Britannic Explorer di Belmond
📍 Regno Unito: tra Lake District, Galles e Cornovaglia
Sono rimasti pochi viaggi al mondo in cui non si ha fretta di arrivare. Viaggi in cui il percorso è importante quanto la meta e il paesaggio che scorre fuori dal finestrino diventa parte dell’esperienza. Il Britannic Explorer di Belmond mi dà proprio questa impressione.
Quando penso alla campagna britannica penso ai romanzi inglesi che ho amato per anni. Alle grandi dimore immerse nel verde, ai sentieri che attraversano la brughiera, ai villaggi di pietra e a quei paesaggi che fanno da sfondo a storie che sembrano sospese nel tempo.
Il Britannic Explorer attraversa proprio questi luoghi.
Gli itinerari vanno dalle tre alle sei notti e si snodano tra il Lake District, il Galles e la Cornovaglia, attraversando alcune delle zone più belle e suggestive del Regno Unito. Laghi avvolti dalla foschia del mattino, colline ondulate, coste battute dal vento e piccoli villaggi che sembrano appartenere a un’altra epoca.
A bordo ci sono appena diciotto cabine, tra suite e Grand Suite, e gli interni hanno quell’eleganza discreta che gli inglesi sanno fare così bene. Legni lucidi, tessuti raffinati, dettagli artigianali e una luce soffusa che rende tutto incredibilmente accogliente. Più che un treno, sembra una casa di campagna elegante che attraversa lentamente il Paese.
Una delle cose che mi incuriosiscono di più è la carrozza spa. I trattamenti utilizzano ingredienti botanici provenienti dal Regno Unito e trovo affascinante l’idea di concedersi un massaggio mentre le colline scorrono oltre il finestrino e il paesaggio diventa parte dell’esperienza.
La stessa attenzione al territorio si ritrova nella cucina. Le cene vengono servite nelle carrozze ristorante Malva e Samphire, con menù firmati dallo chef Simon Rogan. I piatti raccontano le regioni attraversate dal treno, dagli ingredienti della Cornovaglia all’agnello gallese, trasformando ogni cena in una naturale estensione del viaggio.
E poi ci sono le sere.
Mi immagino seduta nel bar del treno con un cocktail in mano, il jazz in sottofondo e la campagna inglese che scivola lentamente nel buio oltre il vetro. Le luci lontane di una fattoria, qualche villaggio addormentato, il profilo delle colline appena visibile nella notte. Quel tipo di momento in cui non succede nulla di particolare eppure non vorresti essere da nessun’altra parte.
Le giornate scorrono tra l’afternoon tea, con scone appena sfornati e vassoi d’argento, e le escursioni lungo il percorso, pensate per far conoscere questi luoghi in modo autentico, con guide esperte e accessi privilegiati a realtà profondamente radicate nel territorio.
Quello che mi piace di più del Britannic Explorer è che sembra un modo diverso di scoprire il Regno Unito. Non correndo da una destinazione all’altra, ma attraversandolo lentamente, osservandolo cambiare poco alla volta e lasciando che sia il paesaggio a dettare il ritmo delle giornate.
Ecco perché è su The List. Perché unisce due cose che ho sempre amato: i viaggi in treno e quell’immaginario britannico fatto di campagne, nebbia, grandi dimore e luoghi che sembrano usciti dalle pagine di un romanzo.
Cos’è: un nuovo treno notturno di lusso firmato Belmond, per viaggi lenti nella Gran Bretagna rurale
Itinerari: tratte da 3 a 6 notti tra Lake District, Galles e Cornovaglia
Cabine: 18 in tutto, 15 suite e 3 Grand Suite con maggiordomo e cena privata
Benessere: una carrozza spa con botaniche coltivate in Gran Bretagna
Cucina: due carrozze ristorante (Malva e Samphire) con menù dello chef stellato Simon Rogan
Bar car: lounge cocktail in stile farmacia vittoriana, jazz e viste sulla campagna
Esperienze: afternoon tea, escursioni con guide esperte e accessi esclusivi, racconto gastronomico regionale
Perché è speciale: fa rivivere l’età d’oro dello slow travel, dove il viaggio diventa la destinazione



10. Vivere a lume di candela ad Adrère Amellal, nell’oasi di Siwa
📍 Egitto: oasi di Siwa, nel profondo del Deserto Occidentale, vicino al confine libico
Ci sono posti che sembrano lussuosi per quello che ti danno, e altri per quello che ti tolgono. Adrère Amellal appartiene decisamente alla seconda categoria.
Nascosto nel profondo del Deserto Occidentale egiziano, nella remota oasi di Siwa, questo ecolodge esiste quasi fuori dal tempo. Niente elettricità, niente Wi-Fi, niente schermi. Quando il sole tramonta, tutta la proprietà si accende di centinaia di candele che tremolano lungo i sentieri di pietra, dentro le stanze-grotta, sulle tavole all’aperto sotto le stelle.
È come entrare in un altro secolo.
Siwa è da sempre un luogo di mistero. È la stessa oasi dove Alessandro Magno andò a consultare l’Oracolo di Amon, in cerca della conferma del suo destino divino. Ancora oggi l’aria qui sembra carica, silenziosa, sacra, lontanissima dal mondo moderno.
Adrère Amellal è costruito tutto con materiali locali, roccia salina, argilla, legno di palma, pietra. Ognuna delle circa quaranta stanze è unica, niente di prodotto in serie, niente di ripetuto: mobili intagliati a mano, tessuti tessuti a mano, pareti materiche e imperfette nel modo più bello. È semplice, ma voluto fino in fondo, quel tipo di semplicità che ti fa fermare e pensare non ho mai dormito in un posto così.
Di notte l’assenza di elettricità cambia tutto. La luce delle candele addolcisce i contorni del mondo, la cena si fa più lenta, le conversazioni si allungano, il silenzio diventa compagnia e non vuoto. Qui il lusso non è eccesso, è atmosfera, presenza, misura.
I pasti sono un’esperienza a sé. Gran parte del cibo è coltivato sul posto, preparato con metodi tradizionali e servito ogni volta altrove: una sera sotto le palme accanto a una sorgente naturale, un’altra in un piccolo cortile di argilla, un’altra ancora in una stanza-grotta scavata nella terra. I piatti vengono dalla cucina egiziana locale, erbe fresche, datteri, cereali, sapori all’ibisco, nutrienti in un modo che è antico e premuroso insieme.
Le giornate scorrono piano ma con intenzione, safari tra dune infinite, il galleggiare senza sforzo nei laghi salati di Siwa, la visita all’antico Tempio dell’Oracolo. Tutto è curato per te, senza fretta, senza eccessi di programma, guidato con discrezione.
Non è facile da raggiungere: Siwa è a otto ore di auto dal Cairo. Ma è proprio quella lontananza a tenerla intatta. Adrère Amellal non lo incontri per caso, lo scegli, e una volta arrivata il mondo fuori svanisce in fretta.
Quello che amo di più è quanto sia tutto sobrio. Niente spettacolo, niente lampi, nessuna messa in scena del lusso. Eppure, in qualche modo, è più indulgente di quanto molti cinque stelle riusciranno mai a essere.
È il tipo di posto che ti ricorda perché lo slow travel conta, perché il silenzio può essere ricco, perché la semplicità, fatta con cura, diventa straordinaria.
Ecco perché Adrère Amellal resta ben saldo su The List, fino al giorno in cui ci arriverò davvero e lascerò che la luce delle candele prenda il posto di tutto il resto.
Cos’è: un ecolodge a lume di candela costruito tutto senza elettricità
Posizione: oasi di Siwa, Deserto Occidentale egiziano
Camere: circa 40 stanze uniche, in roccia salina, argilla e legno di palma
Illuminazione: 100% a lume di candela dopo il tramonto
Cucina: piatti egiziani farm-to-table serviti in luoghi sempre diversi
Esperienze: safari nel deserto, laghi salati, Tempio dell’Oracolo, immersione culturale guidata
Stile: semplicità radicale, atmosfera antica, design voluto
Perché è speciale: riporta il viaggio alla sua essenza e proprio per questo sembra più ricco
Ad Adrère Amellal ci ho dormito durante la luna di miele: spuntato da The List. Qui la mia recensione completa di Adrère Amellal.



FAQ:
Cos’è lo slow travel di lusso?
Lo slow travel di lusso è un modo di viaggiare che privilegia la qualità dell’esperienza rispetto alla quantità di cose viste. Significa rallentare, immergersi in una destinazione e viverla con intenzione, dedicando tempo alle persone, alla cultura, alla natura e alla gastronomia locale. Può voler dire soggiornare in un hotel storico, viaggiare su un treno iconico o navigare lentamente un fiume, scegliendo esperienze autentiche e memorabili invece di itinerari frenetici.
Quali sono alcuni esempi di viaggi di lusso da fare almeno una volta nella vita?
Tra le esperienze di lusso più straordinarie ci sono attraversare l’Italia a bordo del La Dolce Vita Orient Express, navigare il Nilo su una dahabiya tradizionale, soggiornare nella foresta pluviale malese al The Datai Langkawi o dormire in un castello nelle Highlands scozzesi. Sono viaggi che combinano comfort, bellezza e senso del luogo, lasciando ricordi che durano ben oltre il ritorno a casa.
Come si organizza un viaggio da bucket list di lusso?
Il punto di partenza è scegliere un’esperienza che ti emozioni davvero, non semplicemente una destinazione di moda. Una volta individuato il viaggio, vale la pena pianificare con attenzione il periodo migliore, selezionare strutture e attività coerenti con l’atmosfera che stai cercando e prenotare con largo anticipo. I migliori viaggi da bucket list non sono quelli più pieni di cose da fare, ma quelli che lasciano spazio alla scoperta, alla spontaneità e alla meraviglia.
Quali sono i Paesi migliori per lo slow travel di lusso?
Paesi come Italia, Giappone, Egitto, Scozia e Malesia offrono alcune delle migliori esperienze di slow travel di lusso al mondo, grazie alla combinazione di patrimonio culturale, natura, ospitalità e tradizioni locali. Tuttavia, lo slow travel non dipende tanto dalla destinazione quanto dall’approccio: quasi ogni luogo può essere vissuto in modo più lento, immersivo e significativo.
Perché scegliere lo slow travel invece del viaggio tradizionale?
Lo slow travel permette di creare un legame più profondo con i luoghi che si visitano. Invece di collezionare attrazioni e fotografie, invita a dedicare tempo alle esperienze, alle persone e all’atmosfera di una destinazione. Molti viaggiatori lo considerano la forma più autentica di lusso contemporaneo, perché offre qualcosa che oggi è sempre più raro: tempo, presenza e la possibilità di vivere davvero un luogo, anziché semplicemente attraversarlo.
